Simone Moro: Il Conquistatore degli Inverni e l'Esploratore delle Altezze

Simone Moro, noto come il \"maestro invernale\", si distingue come l'unico scalatore ad aver compiuto quattro prime ascensioni invernali su vette di oltre ottomila metri. La sua visione dell'alpinismo, fortemente influenzata da figure come Reinhold Messner, si concentra su un approccio minimalista e rapido. Oltre alle sue imprese alpinistiche, che includono la scalata di otto delle quattordici montagne più alte del mondo, con quattro salite all'Everest, Moro è un comunicatore prolifico e un elicotterista di soccorso alpino, attività che lo ha visto stabilire record di altitudine nell'Himalaya. La sua storia è un intreccio di trionfi e momenti drammatici, come il tragico incidente sull'Annapurna, che ne evidenziano la resilienza e la determinazione. Il suo contributo all'alpinismo italiano e mondiale è innegabile, segnando un'era di nuove sfide e successi sulle vette più estreme.

Simone Moro, nato a Bergamo il 27 ottobre 1967, ha iniziato il suo percorso verticale sulle Alpi Orobie a soli tredici anni. Questa passione lo ha portato ad esplorare le Dolomiti e, successivamente, ad eccellere nell'arrampicata sportiva. Negli anni '80, in un periodo pionieristico per questa disciplina, ha raggiunto livelli di difficoltà di 8a e poi 8b+, dimostrando un talento eccezionale. Il suo impegno e la sua abilità lo hanno portato a diventare allenatore della squadra nazionale italiana di arrampicata dal 1992 al 1996. Prima di questo incarico, ha servito nell'esercito, frequentando il 138° corso AUC presso la Scuola Militare Alpina di Aosta. L'incontro con l'Himalaya è avvenuto nei primi anni '90, quando, venticinquenne, ha partecipato a una spedizione sull'Everest. Nonostante un primo contatto sfortunato, culminato con un edema cerebrale a 7400 metri e un recupero d'urgenza, questa esperienza ha acceso in lui la determinazione a confrontarsi con le grandi montagne del mondo.

La carriera di Moro è stata particolarmente ricca di successi sugli Ottomila. Ha raggiunto la cima dell'Everest per quattro volte, sempre con l'ausilio di ossigeno supplementare. La prima salita risale al 2000, dal versante nepalese, in compagnia di Denis Urubko. Nel 2002 ha scalato la vetta dal lato tibetano con Mario Curnis. Un'impresa notevole è stata la traversata in solitaria e veloce nel 2006, salendo dal versante nepalese e scendendo da quello tibetano. Infine, nel 2010 è tornato sull'Everest dal lato nepalese. Moro si è affermato come specialista delle ascensioni veloci ad alta quota, come dimostrano la salita dello Shisha Pangma in 27 ore nel 1996 e del Cho Oyu in sole 11 ore nel 2002. Nel 2003, ha scalato e disceso il Broad Peak in 29 ore. Nel 2008, con Hervé Barmasse, ha completato la prima assoluta del Beka Brakai Chhok (6940 metri) nel Karakorum in 43 ore di salita. La sua filosofia alpinistica, orientata all'essenzialità e alla velocità, è stata ispirata da Reinhold Messner.

L'Annapurna, noto come il più letale tra gli Ottomila, è stato teatro di uno degli episodi più drammatici della sua carriera nel 1997. Durante il tentativo di aprire una nuova via, Moro è stato travolto da una valanga insieme ai suoi compagni Dimitri Sobolev e Anatoli Boukreev; solo lui è sopravvissuto. Questo evento è stato raccontato nel suo libro \"Cometa sull'Annapurna\". Nel 2004, ha tentato nuovamente l'Annapurna, ma ha saggiamente rinunciato a causa di problemi di salute. Simone Moro è indissolubilmente legato alla storia dell'alpinismo invernale himalayano, avendo dato un nuovo impulso a questa disciplina dopo la generazione polacca degli anni '70. Il 14 gennaio 2005, insieme a Piotr Morawski, ha raggiunto la vetta dello Shisha Pangma, diventando il primo non polacco a realizzare una prima invernale su un Ottomila. Questa impresa ha segnato un nuovo capitolo per l'alpinismo italiano. Nel 2009, con Denis Urubko, ha compiuto la prima salita invernale del Makalu, un evento storico dopo 29 anni di tentativi. Nel 2011, con Urubko e Cory Richards, ha realizzato la prima invernale del Gasherbrum II, eguagliando Jerzy Kukuczka. Nel 2016, dopo diversi tentativi, ha raggiunto la vetta del Nanga Parbat con Alex Txikon e Ali Sadpara, diventando il primo e unico uomo ad aver conquistato quattro Ottomila in prima invernale assoluta. Nonostante un incidente nel 2020 sul Gasherbrum I, dove è caduto in un crepaccio, e un tentativo interrotto sul Manaslu nel 2025 a causa del maltempo, Moro continua a essere una figura di riferimento nell'alpinismo.

La carriera alpinistica di Simone Moro non si è limitata agli Ottomila, ma ha abbracciato montagne di tutto il mondo. Nel 1993, in Sud America, ha scalato l'Aconcagua in sole 13 ore e ha tentato, con Lorenzo Mazzoleni, una nuova via sulla parete sud, interrotta dal maltempo e da una valanga. Nel 1996, ha salito in velocità la parete ovest del Fitz Roy, completando l'ascensione e il ritorno al campo base in 25 ore. Nel 1999, in 37 giorni, ha realizzato un'impressionante maratona alpinistica, scalando il Pik Lenin, il Pik Korjenevska, il Pik Komunism e il Pik Khan Tengri, diventando il secondo alpinista a compiere tale impresa. Nel 2001, ha effettuato la prima salita invernale del Marble Wall (Tien Shan, 6400 m) in stile alpino e senza acclimatamento. Nel 2004, ha completato la prima salita della parete nord del Baruntse Nord (Nepal, 7066 m) e nel 2005 ha aperto una nuova via sul Batokshi Peak (Pakistan, 6050 m). Oltre ai suoi successi alpinistici, Simone Moro si è distinto come elicotterista. Ha ottenuto sia il brevetto di pilota privato che quello commerciale in soli 69 giorni, specializzandosi nel soccorso alpino sulle montagne del Nepal. È stato il primo europeo a volare in Himalaya, stabilendo record di altitudine. Nel 2012, con Piergiorgio Rosati, ha effettuato un recupero in long line a oltre 6400 metri sul Tengkangpoche. Nel 2013, un elicottero da lui pilotato da Maurizio Folini ha eseguito un recupero a circa 7000 metri. Nel 2015, Moro stesso ha tentato un nuovo record, raggiungendo i 6705 metri con un elicottero biposto. La sua dedizione al soccorso alpino e la sua competenza come elicotterista sono un ulteriore esempio del suo spirito avventuroso e del suo impegno nel mondo della montagna.

In conclusione, Simone Moro si erge come una figura emblematica dell'alpinismo moderno, unendo la sua eccezionale abilità tecnica a una profonda filosofia di esplorazione e scoperta. Le sue imprese sulle vette più alte del mondo, in particolare le sue quattro prime invernali su Ottomila, testimoniano una dedizione incrollabile e una capacità unica di affrontare sfide estreme. La sua visione dell'alpinismo come mezzo di conoscenza e crescita personale, piuttosto che come semplice ricerca del risultato, lo distingue. Oltre ai suoi meriti sportivi, il suo impegno nel soccorso alpino con l'elicottero e la sua prolificità come autore e comunicatore lo rendono un punto di riferimento per l'intera comunità montana, dimostrando che l'amore per la montagna può manifestarsi in molteplici forme, sempre con la stessa intensità e passione.