“Siamo Gladiatori”: Geremia e Grasso inaugurano un nuovo percorso sulla Torre di Lagunaz
La sfida verticale: una nuova era sull'imponente Torre di Lagunaz
La genesi di una nuova via: la visione e la conquista di Geremia e Grasso
Una parete attentamente studiata, una traiettoria immaginata con cura e due giornate intense trascorse in uno degli angoli più incontaminati delle Dolomiti. Nicolò Geremia e Mirco Grasso hanno tracciato un nuovo percorso sulla maestosa Torre di Lagunaz, parte del gruppo delle Pale di San Lucano. Questo itinerario, battezzato “Colosseo dei Teatranti”, si sviluppa per circa 600 metri, includendo 150 metri di spostamenti, con passaggi che raggiungono il grado di difficoltà VIII+ e una valutazione di R3.
L'apertura della via è stata completata tra il 12 e il 13 settembre 2026, e circa un mese dopo, i due scalatori sono tornati per percorrere l'intera via in libera e liberare tutti i tiri.
La ricerca meticolosa di un percorso inedito
L'ispirazione per questa impresa è nata durante un periodo di esplorazioni di Nicolò Geremia nella valle che si estende tra la Quarta Pala e lo Spiz di Lagunaz. Durante queste ricognizioni, Geremia ha individuato e scalato diverse nuove linee, osservando ripetutamente, dalle pareti della Quarta Pala, il potenziale ancora inesplorato della roccia della Torre di Lagunaz.
A unirsi a lui è stato Mirco Grasso. "Appena le mie dita, semi-congelate, hanno smesso di farmi male dopo il rientro dal Pakistan, siamo andati a esplorare questa linea", racconta Grasso.
Prima ancora di iniziare l'arrampicata, tuttavia, è stato necessario raggiungere la base della parete. L'avvicinamento si è rivelato tutt'altro che semplice, seguendo il sentiero per l'Arco di Bersanel, per poi abbandonarlo poco prima della meta e scendere in un ripido canalone tra la Quarta Pala e le Torri di Lagunaz. Da lì, i due hanno proseguito fino al canalino che conduce all'attacco.
Caricati con l'equipaggiamento necessario per l'apertura e il bivacco, l'intero avvicinamento ha richiesto quasi sei ore.
Una volta giunti alla parete, la roccia ha riservato una sorpresa inaspettata. Ciò che da lontano appariva come una muraglia compatta e poco invitante si è rivelato invece un terreno ricco di opportunità per l'arrampicata.
"Fin dai primi movimenti, abbiamo scalato su una roccia straordinaria. È incredibile come, in questo luogo, ciò che da lontano sembra inaccessibile si trasformi in un'esperienza divertente e mai eccessivamente complicata da affrontare", spiega Grasso.
Due giorni intensi e un bivacco in quota: la resilienza degli alpinisti
La prima giornata si è conclusa su un'ampia cengia che attraversa la Torre a circa metà altezza, scelta dai due alpinisti come rifugio per la notte. Tuttavia, durante il bivacco, l'acqua accumulatasi nella montagna a seguito delle piogge dei giorni precedenti ha iniziato a filtrare, inumidendo parte della parete. Questa situazione ha costretto Geremia e Grasso a riconsiderare parzialmente il percorso originariamente previsto.
L'imprevisto ha portato all'individuazione di una variante che, secondo gli apritori, dovrebbe anche avere il vantaggio di rimanere più asciutta con maggiore frequenza.
Il giorno seguente, i due hanno proseguito la loro ascensione verso la vetta, completando così la nuova via.
Ma il lavoro non era ancora terminato. Circa un mese dopo, Geremia e Grasso sono tornati sulla Torre di Lagunaz, questa volta con l'obiettivo di affrontare l'intera via in arrampicata libera. Questa "ripetizione" ha consentito di liberare tutti i tiri, confermando le massime difficoltà di VIII+.
“Colosseo dei Teatranti”: una filosofia per l'alpinismo moderno
Il nome scelto per la via rivela anche la visione di Nicolò Geremia riguardo all'alpinismo. L'alpinista propone una distinzione provocatoria tra "gladiatori" e "teatranti": i primi sono coloro che affrontano le sfide con determinazione, accettando la possibilità di fallire e considerando la fatica come parte integrante dell'esperienza; i secondi, invece, sembrano più interessati a narrare le proprie imprese che a viverle intensamente.
"I gladiatori combattono, traggono gioia dai fallimenti e dalle ferite, e si caricano tanto più la sfida è ardua, perché amano elevare le proprie capacità", spiega Geremia.
Questa riflessione conferisce alla nuova apertura un significato che trascende l'aspetto puramente tecnico, riassunto dall'alpinista in una frase destinata a generare dibattito: "Il Colosseo dei Teatranti è sempre vuoto. Noi siamo gladiatori."
