Il richiamo della montagna: sogni e sfide degli italiani che vogliono cambiare vita
Il desiderio di abbandonare la frenesia cittadina per una vita in montagna è una tendenza crescente, alimentata dalla ricerca di maggiore serenità e qualità della vita. Molti, infatti, esprimono il desiderio di lasciare lo stress urbano, il traffico e l'inquinamento, immaginando le aree montane come un rifugio idilliaco. Questa aspirazione, sebbene spesso idealizzata, riflette un bisogno profondo di riconnettersi con un ambiente più autentico e meno caotico, dove la natura e ritmi più lenti possano offrire un'esistenza più appagante.
Il trasferimento nelle zone montane non è una mera fantasia, ma piuttosto una decisione significativa che implica la ricostruzione della propria esistenza in un contesto differente. Pur essendo consapevoli delle limitazioni nei servizi rispetto alle grandi città, questa scelta viene vista come un'opportunità per un nuovo inizio. Un'indagine recente, promossa dall'Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani (Uncem), ha analizzato questo fenomeno, confrontando i risultati di studi condotti in Italia, Francia e Spagna per comprendere chi sia realmente disposto a intraprendere un cambiamento così radicale.
Le indagini, tra cui quella francese di IFOP per ANEM e Banque des Territoires, lo studio italiano di Uncem chiamato “La carica dei 100mila” realizzato con CAIRE e IPSOS, e la ricerca spagnola di Fotocasa Research per EsMontañas, evidenziano un marcato interesse verso le aree non urbane in tutti e tre i Paesi. In Italia, ben il 56% degli intervistati manifesta il desiderio di spostarsi in montagna, una propensione confermata da un saldo migratorio positivo nelle regioni alpine e appenniniche tra il 2019 e il 2023. Inoltre, il 69% degli italiani ritiene che la qualità della vita nei piccoli centri sia notevolmente superiore a quella offerta dalle città. In Spagna, il 59% di coloro che cercano casa considera favorevolmente un trasferimento in località con meno di 10.000 abitanti, con una percentuale che raggiunge il 23% tra i giovani di 18-24 anni che pianificano attivamente questo cambiamento. Anche in Francia, il 38% dei cittadini valuta l'ipotesi di un trasferimento, percentuale che sale al 40% tra gli under 35, e l'83% dei residenti montani esprime un giudizio positivo sulla propria qualità di vita.
Nonostante il forte desiderio di un cambiamento, la concreta realizzazione di questo progetto dipende principalmente dalla disponibilità di opportunità lavorative reali e dalla presenza di servizi essenziali. In Italia, circa il 35,9% degli intervistati si dichiara pronto a trasferirsi anche a costo di cambiare impiego. Questo indica che la rinascita delle aree montane non può basarsi unicamente sullo smart working o sulle seconde case, ma richiede un robusto sviluppo di imprese locali, agricoltura, artigianato e manifattura.
Uno dei principali ostacoli che emergono dalle rilevazioni è la carenza di infrastrutture. In Francia, il 78% dei residenti montani considera insufficienti i trasporti e il 76% lamenta difficoltà nell'accesso alle cure sanitarie. In Italia, il 43,9% di chi è titubante riguardo al trasferimento teme proprio la mancanza di servizi. Le priorità individuate per migliorare la situazione includono il potenziamento dei collegamenti di trasporto verso le città (66,8%), il miglioramento dei servizi scolastici (66,2%) e il recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato (56,4%).
Marco Bussone, Presidente nazionale di Uncem, sottolinea l'urgenza di tradurre queste aspirazioni in politiche pubbliche concrete. Secondo Bussone, è fondamentale che le istituzioni europee e nazionali modifichino radicalmente la loro percezione dei territori montani e rurali, smettendo di vederli solo attraverso le loro carenze o la loro marginalità. È imperativo riconoscere il valore di queste aree e supportare coloro che desiderano abitarle, intervenendo con azioni mirate per garantire la presenza di medici, scuole, trasporti efficienti, abitazioni disponibili, connettività digitale e opportunità lavorative. Le indagini confermano una chiara domanda di vita nelle terre alte, una domanda che le attuali politiche non stanno ancora soddisfacendo in modo adeguato. Per questo motivo, è necessario un nuovo approccio che preveda investimenti concreti, maggiore autonomia per gli enti locali e una fiscalità che valorizzi il ruolo delle montagne.
