Federico Pellegrino: Bilancio di una Carriera e Aspettative Olimpiche in un'Intervista Rivelatrice

Federico Pellegrino, a ridosso di quella che sarà la sua ultima stagione agonistica, ha concesso un'intervista esclusiva a Ski Chrono, offrendo uno sguardo intimo sulle sue riflessioni personali e le sue aspirazioni professionali. L'atleta valdostano ha esplorato il suo percorso emotivo, i segreti per competere ai massimi livelli e la sua visione per il futuro, delineando un quadro complesso di un campione che si prepara a chiudere un capitolo importante della sua vita sportiva.

Pellegrino Rivela Emozioni e Strategie in Vista dell'Inverno Olimpico

Poche settimane fa, l'atleta Federico Pellegrino si è recato a Saint-Jean-de-Moirans, una località francese nel dipartimento dell'Isère, per visitare la sede centrale del rinomato marchio di sci che lo accompagna nella sua imminente ultima stagione agonistica. In quell'occasione, Pellegrino ha rilasciato un'intervista approfondita a Ski Chrono, toccando temi di grande rilevanza emotiva e sportiva.

Tra i punti salienti dell'intervista, il campione ha condiviso le sue sensazioni nell'affrontare un inverno così particolare, diverso da tutti i precedenti, e ha svelato la sua strategia per superare i rivali più agguerriti. Pellegrino, 35 anni, ha ammesso: “Mi ero promesso di non pensare che questa sarebbe stata l'ultima preparazione, ma alla fine, inevitabilmente, ci penso. Continuo a divertirmi moltissimo con i miei compagni di squadra durante gli allenamenti, ma quest'anno è senza dubbio speciale. Le Olimpiadi in casa mi riempiono di emozione, e questo mi entusiasma. È la ragione per cui pratico questo sport. Ho preso la decisione di fermarmi per me stesso, per mia moglie, per la mia famiglia, e di farlo il prossimo anno; è il momento ideale per vivere emozioni ancora più intense in un nuovo capitolo della mia vita.”

La conclusione della sua carriera con le Olimpiadi di Milano Cortina rappresenta per lui un sogno che si avvera, sebbene riconosca che questa ambizione sia maturata nel tempo. “È un'opportunità straordinaria per me e per lo sci di fondo italiano, e non vedo l'ora di esserci. Da bambino non ho mai sognato le Olimpiadi. Sciavo, giocavo a calcio e il mio idolo era Alessandro del Piero. Ho iniziato a comprendere l'importanza delle Olimpiadi, dei Mondiali e della Coppa del Mondo nel periodo di Vancouver 2010, poiché la prima gara dopo quelle Olimpiadi segnò il mio debutto in Coppa del Mondo. Fino a quel momento, lo facevo per divertirmi con gli amici. E dopo Sochi 2014, ho conquistato le mie prime Coppe del Mondo e medaglie ai Mondiali; lì il sogno si è trasformato in un obiettivo e ora il mio impegno è arrivare a febbraio 2026 per vincere medaglie.”

L'atleta delle Fiamme Oro, già detentore di due medaglie individuali olimpiche, ha ribadito il suo desiderio di vedere una staffetta italiana sul podio olimpico, indipendentemente dalla sua partecipazione al quartetto. “Sarebbe un risultato immenso. Significerebbe che tutti hanno lavorato instancabilmente negli ultimi quattro anni. Ho già vinto due medaglie alle Olimpiadi, ma conquistare una medaglia di squadra sarebbe davvero fantastico. Per me stesso, per lo sci di fondo italiano e per lasciare un'eredità. Non è che se Pellegrino smette, lo sci di fondo italiano non ottiene più risultati. Se vincessimo una medaglia a squadre, dimostreremmo di avere le fondamenta per continuare a ottenere grandi successi anche in futuro.”

È evidente che gli occhi saranno puntati su Pellegrino in Val di Fiemme, a partire dalla Sprint, non solo in quanto vicecampione olimpico in carica, ma anche dopo lo splendido argento ottenuto lo scorso anno ai Mondiali di Trondheim. Ancora una volta, l'uomo da battere sarà Johannes Hoesflot Klaebo, e tutti si interrogano su come sia possibile superarlo. “Lui lo sa”, risponde l'azzurro, “può solo perdere la gara. Ed è questo che lo rende eccezionale. È forte fisicamente e mentalmente, e quasi mai commette un errore. Ed è davvero arduo, specialmente nelle sprint dove si può cadere, rompere un bastoncino, avere problemi con l'attrezzatura… L'ho già battuto in passato, ma è stato perché ha commesso un errore nella preparazione, nella scelta degli sci… La cosa più difficile quando sei un atleta così forte è non pensare agli altri, rimanere concentrato su te stesso, perché il risultato è una conseguenza del fatto che tu sia riuscito o meno a dare il 100%.”

Un approccio che, in realtà, accomuna molto più di quanto si possa immaginare il poliziotto di Gressoney e il norvegese: “Devo concentrarmi sull'essere al 100%, e poi, durante la gara, qualsiasi cosa accada, accadrà. Il risultato finale dipende dagli altri, ma la tua prestazione dipende solo da te. Devi essere concentrato su te stesso, e se raggiungi quel livello di fluidità, non senti la fatica, la pressione del risultato, non percepisci il rumore o i pettegolezzi della gente. E per arrivarci, devi fare le cose normalmente, crederci, ma non pensarci troppo. Per me, l'aspetto psicologico più importante è essere una persona felice. Essere felice di fare qualcosa che ti piace quando vai a letto la sera; sapere che il giorno dopo farai qualcosa che ami o che hai scelto di fare. Il lavoro va fatto, ma se ti piace è più bello. Se sei felice, è molto più facile mentalmente, soprattutto per intraprendere una lunga carriera. Certo, ci sono momenti in cui si ha molta pressione, anni in cui le cose possono andare meno bene, ma è fondamentale avere questo approccio.”

Questo reportage rivela l'importanza non solo della preparazione fisica, ma anche di quella mentale e emotiva, nel percorso di un atleta di alto livello. La felicità personale e la capacità di focalizzarsi sulle proprie prestazioni, ignorando le distrazioni esterne, emergono come elementi chiave per il successo e la longevità in una carriera sportiva esigente come quella dello sci di fondo.