Ascensione Straordinaria sul Monte Bianco: Trionfo di Grasso, Ducoli e Mauri
Tra il 25 e il 27 aprile 2026, gli alpinisti Mirco Grasso, Luca Ducoli e Giacomo Mauri hanno compiuto un'impresa straordinaria sul massiccio del Monte Bianco. Hanno completato con successo un concatenamento di due vie leggendarie: la Divine Providence al Grand Pilier d'Angle e il Pilone Centrale del Frêney. Questa ascesa epica, durata tre giorni, ha rappresentato un test significativo delle loro capacità e un'importante tappa di preparazione per una futura spedizione in Pakistan. L'approccio adottato è stato quello di una salita leggera e continua, affrontando con determinazione le difficoltà tecniche e le sfide ambientali.
La spedizione ha messo in luce non solo l'eccezionale preparazione fisica e mentale del trio, ma anche la loro capacità di collaborare in condizioni estreme. Ogni fase della salita è stata attentamente pianificata, dalla scelta dei bivacchi alla gestione delle energie, culminando nel raggiungimento della vetta del Monte Bianco. Questo successo non è solo una vittoria personale per i tre alpinisti, ma anche un'ispirazione per la comunità alpinistica, dimostrando che con passione, dedizione e una solida preparazione è possibile superare i propri limiti e realizzare sogni ambiziosi nelle maestose cime alpine.
L'Audace Ascensione della Divine Providence
La prima parte di questa complessa ascensione ha visto i tre alpinisti affrontare la celebre Divine Providence, una via situata sul Grand Pilier d'Angle. Questa rotta, aperta nel 1984 da Patrick Gabarrou e François Marsigny, è rinomata per la sua difficoltà e la qualità impeccabile della roccia, ed è considerata una delle più affascinanti della regione. Il gruppo ha iniziato l'impresa partendo dall'Aiguille du Midi in piena notte, puntando a raggiungere il Grand Pilier d'Angle all'alba per sfruttare al massimo le ore di luce. Hanno scalato con ritmo costante, superando tutti i tiri fino ai terrazzi intermedi, dove si concentrano le vere difficoltà tecniche della via. Nonostante avessero ancora tempo a disposizione, hanno deciso di stabilire il bivacco in questo punto strategico, preparandosi per la sfida del giorno successivo.
Prima di riposare, Mirco e Giacomo hanno fissato le corde per i tre tiri successivi, mentre Luca si occupava della preparazione del campo. La notte è trascorsa rapidamente, e all'alba, dopo una colazione al buio, hanno ripreso la salita risalendo le corde fisse. Mirco, che non aveva mai salito la Divine Providence, ha preso il comando, con l'obiettivo di una salita pulita, nonostante i suoi dubbi iniziali. Man mano che procedevano, ogni movimento confermava la loro determinazione, portandoli in cima al Grand Pilier d'Angle. La commozione di Mirco nel recuperare i compagni testimoniava la difficoltà e l'importanza del successo. Tradizionalmente, da qui si prosegue lungo la cresta Peutery fino alla vetta del Monte Bianco, ma per loro l'avventura era ancora lontana dalla conclusione.
La Sfida Finale sul Pilone Centrale del Frêney
Dopo aver completato la Divine Providence, la squadra si è preparata per la seconda e altrettanto impegnativa fase del concatenamento: il Pilone Centrale del Frêney. Prima di affrontare questa nuova sfida, era fondamentale recuperare le forze. Hanno quindi effettuato una serie di doppie per raggiungere il ghiacciaio del Frêney, dove hanno scavato una piazzola per il bivacco, situata a circa un'ora dall'attacco del Pilone Centrale. La notte è stata breve, poiché il piano prevedeva una sveglia molto anticipata per sfruttare le prime luci del giorno. L'obiettivo era ambizioso: scalare l'intero Pilone e fare ritorno alla stazione dell'Aiguille du Midi entro la fine della giornata, un piano che richiedeva massima efficienza e velocità.
La mattina successiva, come ormai d'abitudine, la sveglia è suonata presto. Il trio ha iniziato l'ascesa con le mani sulla roccia alle prime luci, seguendo un ritmo sostenuto. Questa volta, essendo Mirco l'unico ad aver già salito il Pilone, Luca e Giacomo hanno preso la guida della cordata. Hanno progredito rapidamente e, alle quattro del pomeriggio, erano già in cima al Pilone. Tuttavia, il raggiungimento della vetta del Monte Bianco ha richiesto altre tre ore di “combattimento” fisico e mentale, a causa delle condizioni pessime della neve, che alternava tratti in cui affondavano fino al ginocchio a pendii ripidi e completamente ghiacciati. Arrivati in cima, esausti ma determinati, hanno modificato i loro piani e si sono diretti verso la Capanna Vallot, un rifugio situato a circa un'ora dalla vetta, sul versante opposto. Il terzo giorno, sotto una nevicata, hanno iniziato la discesa verso Plan de l'Aiguille e infine Chamonix, concludendo questa memorabile cavalcata alpinistica senza curarsi del cronometro, ma celebrando la pura gioia dell'impresa.
