Monte Bianco: "Les Berb│res", la Nuova Via Estrema sul Mont Dolent
Nel maestoso massiccio del Monte Bianco, una squadra di quattro alpinisti ha scritto un nuovo capitolo nella storia dell'arrampicata estrema. La loro impresa, la creazione di una via inedita sul Mont Dolent, è stata un vero e proprio viaggio di perseveranza, durato un anno intero e costellato di sfide inaspettate. Questa nuova rotta, denominata "Les Berbères", non solo si aggiunge alla celebre serie "Barbares", ma testimonia anche la determinazione e l'adattabilità necessarie per affrontare le pareti più impervie. Con una lunghezza di 500 metri e un grado di difficoltà che raggiunge M11, il percorso ha messo alla prova non solo la tecnica ma anche lo spirito di squadra dei protagonisti.
L'idea iniziale prevedeva un'ascesa rapida, da concludere in un paio di giorni. Tuttavia, la montagna aveva in serbo ben altro per Symon Welfringer, Esteban Daligault, Virgile Devin e Baptiste Obino. Quella che doveva essere una breve spedizione si è trasformata in un'autentica epopea. "Un anno di incertezze, di ancoraggi precari, di notti gelide e di attese estenuanti", hanno raccontato gli scalatori, evidenziando come la realtà abbia superato di gran lunga le aspettative iniziali. Il progetto ha richiesto più di dodici mesi di impegno e ben cinque tentativi, ciascuno segnato da condizioni meteorologiche avverse, imprevisti e ritiri forzati.
Il primo tentativo, nella primavera del 2025, si è interrotto bruscamente. Dopo un bivacco difficile, la perdita di un fornello all'alba ha costretto la squadra a desistere. Pochi giorni dopo, un secondo assalto ha visto solo Baptiste ed Esteban proseguire, a causa di un infortunio di Symon Welfringer. Durante l'ascesa, Baptiste Obino è stato colpito al volto da una scarica di pietre. Nonostante l'incidente, i due hanno dimostrato una tenacia straordinaria, continuando fino a pochi metri dalla vetta prima di ritirarsi a causa della neve, che rendeva inaffidabili gli ancoraggi. Questo ritiro, a un passo dal successo, è stato certamente un momento di grande delusione, ma ha fornito preziosi insegnamenti.
I primi due tentativi, seppur infruttuosi, hanno permesso di comprendere appieno la natura della parete: "una roccia compatta, ma difficile da proteggere e da scalare". Nel marzo 2026, il team al completo ha tentato nuovamente, ma una nuova perturbazione ha portato neve e venti forti, rendendo impossibile sia l'avanzata che la ritirata. "A quel punto, abbiamo iniziato a percepire la parete come maledetta", hanno ammesso, riflettendo sulla frustrazione accumulata.
All'inizio di aprile, la squadra è tornata ancora. Virgile ed Esteban, ormai esperti dei tiri inferiori, hanno liberato l'intera sezione più ripida. Ma, ancora una volta, il meteo ha giocato un ruolo cruciale: neve, umidità e sacchi bagnati hanno rallentato i progressi. Virgile si è arreso a soli 80 metri dalla cima. A quel punto, la domanda sorge spontanea: cosa spinge a tanta tenacia di fronte a un tale disagio per una striscia di roccia? "Non desideravo più spingermi al limite su un terreno così ostico, su roccia friabile con protezioni discutibili. Con il senno di poi, sono fiero di aver fatto ritorno", ha dichiarato uno degli alpinisti. Il progetto sembrava destinato a fallire, troppa energia spesa, troppi insuccessi. Ma Symon, con la sua inesauribile determinazione, ha proposto un ultimo tentativo.
Il 18 aprile, il destino ha sorriso agli alpinisti. Questa volta, non ci sono stati intoppi. I quattro hanno deciso di scendere in doppia fino alla parte finale della via, lasciando solo due lunghezze di M5 da superare. Con rinnovata energia, hanno finalmente completato l'itinerario. "La gioia non era legata alla mera performance, ma al fatto che quel giorno la montagna non era più un'avversaria da conquistare, bensì una compagna con cui danzare. La montagna ci ha finalmente accolto", ha commentato Esteban, esprimendo la profonda connessione emotiva con la natura.
L'avventura di "Les Berbères" è nata dalla sinergia di quattro personalità complementari: la visione di Baptiste, la precisione tecnica di Virgile, l'energia di Esteban e la saggezza e la guida di Symon. Insieme, hanno compreso che il vero significato del successo risiede spesso nell'ostinazione e nella capacità di superare le avversità. "Alla fine, è probabilmente una delle vie più impegnative del massiccio. Una sfida per gli scalatori di oggi e di domani, che (speriamo) consumerà qualche piccozza. Di questo capitolo ricorderemo: quattro spiriti liberi che hanno imparato ad apprezzare il tempo lungo", hanno concluso i protagonisti, sottolineando l'eredità di questa straordinaria impresa.
La via "Les Berbères" rappresenta il quarto capitolo di una narrazione che attraversa diverse generazioni di alpinisti e stili di arrampicata. Questa non è solo una conquista tecnica, ma una testimonianza di un lungo processo di realizzazione, una storia di tenacia, adattamento e una profonda comprensione del mondo montano. Il successo finale è giunto solo dopo aver accettato ripetutamente il fallimento, trasformandolo in una lezione preziosa. Il risultato è un percorso impegnativo, caratterizzato dall'incertezza, ma portato a termine da una squadra che ha saputo fondere stili, generazioni e visioni dell'alpinismo. Symon ha espresso il suo entusiasmo per l'evoluzione dell'alpinismo, la fusione di stili e generazioni, e l'emozione di far parte di questa "piccola barca" che naviga in un mondo in continua evoluzione.
