Louis Lachenal: Un'esistenza alpinistica tra vette e controversie
La vita di Louis Lachenal, figura leggendaria dell'alpinismo francese, è stata un susseguirsi di sfide estreme e conquiste memorabili, spesso accompagnate da un destino amaro. Conosciuto anche come 'Biscante' per il suo spirito irriverente e la sua energia inesauribile, Lachenal ha segnato un'epoca, spingendo i limiti delle possibilità umane sulle vette più imponenti. Dalla sua giovinezza ribelle nelle strade di Annecy fino alla tragica scomparsa sulla Vallée Blanche, la sua esistenza è stata un inno all'avventura e alla montagna, un palcoscenico dove ha dimostrato un talento eccezionale e una resilienza senza pari, anche di fronte alle più dolorose avversità.
Originario di Annecy, nella regione dell'Alvernia-Rodano-Alpi, Louis Lachenal nacque il 17 luglio 1921. Fin da giovane, la sua indole irrequieta lo portò a preferire l'esplorazione dei vicoli cittadini e delle montagne circostanti agli studi formali. Questa passione precoce per l'ignoto si concretizzò nel 1941, quando divenne istruttore di sci e alpinismo presso l'organizzazione Jeunesse et Montagne. L'anno successivo, a Chamonix, incontrò Lionel Terray, figura che sarebbe diventata un compagno inseparabile di cordata e un amico fraterno. Dopo essersi sposato con Adèle Rivier e aver avuto due figli, Jean-Claude e Christian, Lachenal consolidò il suo legame con le montagne e, in particolare, con Terray, con cui formò una delle cordate più celebri e temute dell'epoca, soprannominata 'Le Tigri'.
Il sodalizio tra Lachenal e Terray fiorì dopo la Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui la loro fame di avventura li spinse a infrangere i tabù dell'alpinismo. Ritenute da molti irraggiungibili, le vie aperte dai grandi capicordata degli anni '30 furono affrontate e spesso superate in tempi record da 'Le Tigri'. Tra le loro imprese più significative, si ricordano la salita del Canalone Couturier all'Aiguille Verte e la Est dell'Aiguille du Moine nel 1945. L'anno successivo, realizzarono la quarta salita dello sperone Nord delle Droites in sole 8 ore, e la terza ripetizione della via Cassin sullo sperone Walker delle Grandes Jorasses. Il 1947 li vide affrontare e superare la parete Nord dell'Eiger, sfatando l'ultimo tabù e dimostrando la loro straordinaria abilità. Il loro stile veloce e impeccabile, spesso lodato da Terray stesso, raggiunse l'apice nel 1949 con la salita della via Cassin alla Nordest del Badile in sole 7 ore e mezza, un'impresa che lasciò sbalordito l'intero ambiente alpinistico.
Il culmine della carriera di Lachenal, e al tempo stesso l'inizio del suo dramma personale, giunse nel 1950 con la spedizione francese all'Annapurna. Insieme a Maurice Herzog, Lachenal fu il primo uomo a calcare la vetta di un Ottomila, un traguardo storico per la Francia. Tuttavia, questa gloria ebbe un prezzo altissimo: entrambi subirono gravi congelamenti, che portarono a dolorose amputazioni. Herzog perse quasi tutte le dita di mani e piedi, mentre a Lachenal furono asportati i talloni. Per Herzog, la cui carriera politica era in ascesa, il sacrificio fu accettabile. Per Lachenal, guida alpina e amante delle grandi salite, fu un colpo devastante. Nonostante la Legione d'Onore e la fama, il desiderio di avventura lo tormentava. Con straordinaria forza di volontà, dopo anni di calvario e numerosi interventi chirurgici, tornò a frequentare l'alta quota, riprendendo il lavoro di guida e maestro di sci. Tuttavia, il destino lo attendeva il 25 novembre 1955, quando, durante una discesa con gli sci sulla Vallée Blanche, un crepaccio lo inghiottì, ponendo fine alla sua vita.
La memoria di Lachenal è stata anche al centro di una lunga disputa editoriale. Poco prima della sua morte, stava preparando la sua versione dell'esperienza sull'Annapurna, un resoconto più intimo e meno retorico rispetto al libro ufficiale di Herzog. Dopo la sua scomparsa, Herzog si impossessò del manoscritto, epurandolo dei passaggi per lui scomodi, e lo pubblicò nel 1956 con il titolo 'Carnets du vertige'. Solo nel 1996, un editore tentò di pubblicare la versione integrale, ma Herzog bloccò la distribuzione con azioni legali. Finalmente, nel 2020, tutti gli scritti di Lachenal sono stati raccolti nel libro 'Rappels', che ha rivelato al pubblico la sua autentica prospettiva. Un passaggio cruciale, censurato nel libro del 1956, rivela il suo dilemma sull'Annapurna: 'Sapevo che i miei piedi si stavano congelando, che la vetta me li sarebbe costati... Non li dovevo alla gioventù francese. Per quanto mi riguarda, volevo scendere... Questa marcia verso la vetta non era una questione di prestigio nazionale. Si trattava di una questione di cordata'.
