Il Caso Confortola: Un Dibattito Estivo Sull'Autenticità nell'Alpinismo
Agostino Da Polenza ha minimizzato la recente controversia che ha coinvolto l'alpinista Marco Confortola, etichettandola come un 'insignificante episodio estivo', paragonabile ai pettegolezzi da cronaca rosa. Questa affermazione ha colto molti di sorpresa, specialmente considerando la risonanza che il 'caso Confortola' ha avuto tra gli appassionati di montagna e sui social. Nonostante il clamore, pochi alpinisti di fama, ad eccezione di Camadona, Mondinelli e Moro, hanno espresso pubblicamente le loro opinioni, suggerendo che il dibattito sia più un fenomeno mediatico che una profonda crisi interna alla comunità alpinistica. Tuttavia, Da Polenza è consapevole della rilevanza della questione al di là del semplice 'gossip da spiaggia', riconoscendo che la reputazione e l'integrità delle imprese alpinistiche sono in gioco.
Le voci sulle presunte imprecisioni nelle scalate di Confortola circolavano da tempo, ma solo recentemente la questione è esplosa pubblicamente. Da Polenza ha spiegato che, sebbene le indiscrezioni fossero note agli addetti ai lavori, è bastato un catalizzatore per trasformarle in una polemica globale. Di fronte a questa situazione, emerge la necessità di affrontare il problema della verifica delle ascese. Le tecnologie moderne, pur rendendo tutto più tracciabile, non hanno eliminato la discrepanza tra le narrazioni personali degli alpinisti e la realtà. La prassi attuale di affidarsi a 'certificati di vetta' rilasciati da agenzie turistiche, spesso con un interesse economico, solleva dubbi sulla loro imparzialità. Per ovviare a ciò, Da Polenza ripropone un'idea non nuova: la creazione di regole chiare e ben definite. Suggerisce che la UIAA (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche), di cui il CAI è tornato a far parte, potrebbe essere l'organismo più adatto a sviluppare e gestire tali protocolli. Si tratterebbe di stabilire pochi ma essenziali parametri, con la validazione delle imprese affidata a esperti indipendenti e inattaccabili.
L'introduzione di un sistema di regole per l'alpinismo potrebbe incontrare resistenze, poiché la situazione attuale, con la sua mancanza di standard, è spesso più comoda per molti. Tuttavia, Da Polenza insiste sulla necessità di questo cambiamento, che non implicherebbe una burocratizzazione eccessiva, ma piuttosto la definizione di criteri oggettivi e l'affidamento della validazione a persone di comprovata competenza. Un'ulteriore riflessione di Da Polenza riguarda la possibilità che l'alpinismo, con l'adozione di queste regole, si trasformi in uno sport. Lungi dal considerarlo un tabù, egli accoglie l'idea, ricordando che figure leggendarie come Bonatti erano in primis atleti. Un approccio più strutturato e verificabile non farebbe che rafforzare la credibilità e il valore intrinseco delle imprese alpinistiche, rendendole più comprensibili e apprezzate dal grande pubblico, promuovendo al contempo un senso di giustizia e integrità nella comunità.
