Giorgio Bertone: L'Alpinista Pioniere e il Suo Legame Indissolubile con il Monte Bianco
La storia di Giorgio Bertone, nato il 14 agosto 1942 ad Agnona, frazione della Valsesia, è quella di un'esistenza intensamente dedicata alla montagna. Fin dalla giovane età, attraversando il suggestivo ponte di fine '700, Bertone ha esplorato i sentieri di casa, per poi volgere lo sguardo verso le imponenti cime che chiudevano la valle, in particolare il Monte Rosa. Fu tuttavia l'attrazione per il Monte Bianco, con le sue maestose pareti di ghiaccio e granito, a definire il suo destino. Con pochi mezzi, ma una grande determinazione, si stabilì con un amico in tenda ai piedi del Gigante d'Europa, ponendo le basi di una carriera alpinistica straordinaria. Le sue imprese iniziali includono la quarta ripetizione della via Cassin sullo sperone Walker delle Grandes Jorasses nel 1962, salita in un tempo record, e l'apertura di una nuova via sulla parete ovest della Vierge l'anno successivo, dedicata a Romano Merendi. La sua abilità e visione si manifestarono pienamente tra il 1964 e il 1965, quando, in coppia con Cosimo Zappelli, aprì itinerari notevoli sulla Brenva e sull'Aiguille Croux, raggiungendo spesso il sesto grado di difficoltà. La loro impresa più celebre rimane la prima ascensione dello sperone nord-est della Pointe de l'Androsace, una scalata di 500 metri che combinava eleganza e tenacia, attraverso diedri di granito e passaggi di misto.
Bertone non fu solo un eccezionale alpinista, ma anche un innovatore e un maestro. Conquistati i titoli di Maestro di Sci e Guida Alpina, divenne rapidamente una delle figure più stimate d'Italia. Adottando un approccio moderno e quasi rivoluzionario per l'epoca, trattava i suoi clienti più come amici e allievi, coltivando in loro una crescita graduale che li preparasse ad affrontare sfide sempre maggiori, una filosofia che, pur apprezzata da molti, gli valse qualche riserva nell'ambiente più tradizionale di Courmayeur. La sua profonda conoscenza del Monte Bianco fu messa al servizio del Soccorso Alpino, contribuendo a numerosi salvataggi. La sua sete di esplorazione non si spense mai, portandolo a ideare e aprire nuove vie, come quella realizzata con Pietro Nava nel 1972 tra i diedri della Pyramid du Tacul. Un'altra impresa memorabile fu la nuova direttissima alla Punta Walker, compiuta nel gennaio 1973 con Michel Claret e René Desmaison, una salita epica che richiese ben nove bivacchi invernali. Riconosciuto per il suo talento, Bertone fu tra i primi alpinisti italiani a essere sponsorizzato da un marchio di abbigliamento sportivo, Fila, con cui collaborò allo sviluppo della linea “White Rock”. Questo supporto gli permise di intraprendere spedizioni internazionali, come quella allo Yosemite nel 1974, dove, con Lorenzino Cosson, realizzò la prima ripetizione italiana del Nose sulla parete del Capitan, guadagnandosi l'ammirazione persino di Reinhold Messner. Il suo ritorno dalla California lo vide subito protagonista di nuove sfide sulle Alpi, tra cui la prima ripetizione e invernale della Couzy sulla Punta Margherita, nelle Grandes Jorasses, all'inizio del 1975. Poco dopo, a luglio dello stesso anno, completò in solitaria la via Ratti-Vitali sulla parete ovest dell'Aiguille Noire de Peuterey in meno di sette ore. La personalità di Bertone era complessa e affascinante: un uomo di grande serietà e responsabilità, ma anche profondamente attratto dall'estetica della montagna e dalla ricerca dei propri limiti. Al di là dell'alpinismo, amava la musica classica, il disegno e la fotografia di montagna, dimostrando una spiccata sensibilità artistica e un vivo interesse per l'innovazione in campo tecnico e dei materiali. La sua vita fu tragicamente interrotta il 6 agosto 1977, mentre sorvolava il Mont Blanc du Tacul. Giorgio Bertone morì a quasi 35 anni, lasciando un figlio piccolo e un'eredità indelebile nel mondo dell'alpinismo. In suo onore, nel 1982, su iniziativa di Cosson, fu inaugurato un rifugio al Mont de la Saxe, proprio in un luogo che offriva una vista spettacolare sul Monte Bianco, il suo amato compagno di avventure.
La figura di Giorgio Bertone simboleggia la passione incondizionata per la montagna, il coraggio di esplorare nuove vie e la capacità di superare i propri limiti con eleganza e innovazione. La sua vita, seppur breve, ha lasciato un segno profondo, dimostrando che l'alpinismo non è solo una sfida fisica, ma anche un percorso di crescita personale, di arte e di profondo rispetto per la natura. La sua eredità ci ricorda l'importanza di seguire le proprie passioni con dedizione, di affrontare le avversità con determinazione e di contribuire al progresso del proprio campo, lasciando un'impronta duratura per le generazioni future.
