Esplorando il Pamir: Un Viaggio nel Selvaggio Est del Tagikistan
Pamir: L'Avventura Oltre i Sentieri Battuti nel Cuore dell'Asia
L'Inizio del Percorso: Dalla Valle Idilliaca ai Sentieri Impetuosi del Pamir
Il viaggio comincia da Murghab, un'esperienza che si trasforma rapidamente. Inizialmente, il sentiero si snoda dolcemente lungo le sponde del fiume Madyan, attraversando campi coltivati e lagune tranquille, un paesaggio sereno che contrasta con la maestosità delle montagne circostanti. La svolta arriva con un ponte precario: la strada si impenna, seguendo un torrente furioso. I veicoli 4x4 faticano su pendenze scoscese e tratti ghiaiosi, superando ostacoli naturali come pozze profonde e piccole frane. Questo cammino avventuroso conduce a un altopiano inatteso, un'ampia distesa di pascoli circondata da vette rocciose, alcune delle quali adornate da piccoli ghiacciai. L'arrivo, al calare del sole, è presso un insediamento di pastori chiamato jailoo, a 4250 metri di altitudine, dove il calore di una stufa in una yurta accogliente offre rifugio dal freddo pungente della valle di Ak Arkhar.
L'Eredità di Marco Polo nell'Altopiano del Pamir
Il vasto altopiano del Pamir, situato principalmente in Tagikistan, rimane una delle regioni più isolate del pianeta. Secoli fa, Marco Polo lo descrisse come il punto più elevato della Terra, lodando la ricchezza dei suoi pascoli, capaci di ingrassare gli animali in pochi giorni. Il mercante veneziano annotò anche la sua natura desolata, priva di abitazioni e cibo per dodici giorni di viaggio, e la rarità di uccelli, a causa dell'altitudine e del freddo. Da qui, una ripida discesa conduceva a Kashgar, porta d'accesso all'Impero Cinese. Polo menzionò anche le imponenti pecore selvatiche con corna lunghe sei spanne, specie che secoli dopo, per ironia della sorte, avrebbe preso il suo nome: le "Marco Polo sheep". Le montagne intorno a Murghab, una città polverosa nel Tagikistan orientale, a oltre 1150 chilometri dalla capitale Dushanbe, pur essendo meno celebri di altre vette asiatiche, conservano un fascino unico.
Panorami Grandiosi: Dal Pik Lenin al Muztagh Ata
Nel corso del viaggio, già in Kirghizistan, lo sguardo si posa sul maestoso Pik Lenin, una vetta di 7134 metri con creste spazzate dal vento e imponenti ghiacciai. Questa visione accompagna i viaggiatori fino al Passo Kizil Art, a 4271 metri, dove un grande stambecco di cemento segna il confine con il Tagikistan. Una settimana dopo, dalle aride cime a sud-est di Murghab, appaiono tre vette ancora più alte che dominano la steppa del Sinkiang: il massiccio del Muztagh Ata, con i suoi 7546 metri, ricoperto di vasti ghiacciai. La sua prima ascesa risale al 1956, opera di alpinisti sovietici e cinesi. Tra i pionieri, l'esploratore svedese Sven Hedin e l'archeologo ungherese Aurel Stein osservarono la montagna da lontano alla fine del XIX secolo. Alpinisti del calibro di Eric Shipton e Bill Tilman tentarono la cima prima del successo sovietico, ma furono costretti a ritirarsi a quasi 7300 metri a causa del freddo estremo, come raccontò Shipton. Mentre il Pik Lenin attrae alpinisti da ogni parte del mondo, il Muztagh Ata è prediletto dagli amanti dello sci alpinismo, anche se l'accesso alla sua base dal Tagikistan è precluso, rendendola una vista ammirabile solo da lontano.
L'Esperienza dei Jailoo: Incontro con i Pastori del Pamir
L'offerta turistica di Avventure nel Mondo include itinerari nel Pamir, un'area finora esplorata principalmente da spedizioni in 4x4, moto e ciclisti. L'obiettivo di questi nuovi percorsi è di immergersi nella vita dei jailoo, gli insediamenti di pastori di yak e capre, situati a circa 4000 metri di altitudine. Qui vivono le popolazioni kirghise da giugno a settembre, prima di scendere a valle con le loro mandrie, in una transumanza stagionale. I jailoo variano da piccoli rifugi con una yurta a insediamenti più grandi con due o tre, spesso accompagnate da costruzioni in pietra. Le yurte, strutture facilmente assemblabili e smontabili, presentano pareti verticali in legno e un tetto a cupola con un'apertura superiore. L'interno è caldo e accogliente, pavimenti ricoperti di tappeti e alte pile di coperte e cuscini. Al centro, una stufa alimentata con sterco di yak essiccato emana un calore intenso. È comune trovare orologi regolati sul fuso orario del Kirghizistan, un'ora avanti rispetto al Tagikistan, un sottile richiamo all'identità etnica dei residenti. L'accesso ai jailoo avviene tramite veicoli fuoristrada, vecchi camion o le robuste Uaz dell'Armata Rossa. Oltre questi insediamenti, l'esplorazione prosegue a piedi, attraverso valli erbose e crinali rocciosi, in un ambiente di solitudine e bellezza selvaggia.
La Meraviglia del Lago Karakul e la Conclusione del Viaggio
Durante il viaggio, dopo un primo giorno di acclimatamento difficile, l'autore riesce a conquistare diverse cime, tra cui il Passo Orus Molo a circa 5080 metri. Superati i due Passi Belairyk, le cui altitudini eguagliano il Monte Bianco, si aprono panorami sull'Afghanistan e si scende in valli assolate verso le yurte di Ak Zoo. Seguono altre vette più accessibili, tra i 4600 e i 4700 metri, che offrono scorci spettacolari sul Muztagh Ata. L'ultima parte del percorso, più agevole, porta a creste rocciose che si affacciano sul Lago Karakul, un'impressionante meraviglia naturale del Tagikistan, situato a 3900 metri. Il villaggio omonimo, sebbene deludente con le sue costruzioni fatiscenti e un caravanserraglio trascurato, offre comunque una vista magnifica sul Pik Lenin e sulle montagne di confine kirghise. Una birra tagika, sorprendentemente fresca, sigilla l'esperienza, con un nome emblematico: Yak, un simbolo perfetto per un viaggio indimenticabile in una terra così affascinante.
