L'epica Ascensione del Sesto Grado: Solleder e Lettenbauer Sulla Civetta, un Secolo Dopo
Sfidare l'Impossibile: L'Eredità di Solleder e Lettenbauer sulle Vette Dolomitiche
L'Audacia di Due Pionieri: La Visione Romantica dell'Alpinismo e i Percorsi Inesplorati
Nell'estate del 1925, due audaci scalatori tedeschi, Emil Solleder e Gustav Lettenbauer, si avventurarono tra le cime delle Dolomiti, ancora segnate dalle cicatrici del conflitto. Solleder, un bavarese con un passato da cercatore d'oro in Alaska e una fine tragica sulla Meije nel 1931, era animato da una concezione quasi mistica dell'alpinismo. Credeva che l'essenza di questa disciplina potesse essere compresa solo da chi la viveva appieno, un gioco temerario che sfuggiva alla logica esterna.
Insieme a Solleder, in alcune delle sue prime esplorazioni dolomitiche, si trovava Fritz Wiessner, un nativo di Dresda che in seguito avrebbe lasciato un'impronta indelebile sull'alpinismo americano. Le loro vie si erano incrociate nella ricerca di nuove sfide. Tuttavia, dopo aver affrontato insieme la parete Nord della Furchetta con difficoltà estreme, Wiessner scelse di ritirarsi, mentre Solleder, incuriosito da voci su una straordinaria parete ancora inviolata nelle Dolomiti venete, la Civetta, decise di proseguire da solo.
Il Richiamo Ineludibile della Civetta: Un Primo Sguardo alla Montagna Inviolata
Il Monte Civetta, una fortezza rocciosa descritta come inaccessibile e pericolosa per le sue frane e il ghiaccio, aveva respinto i tentativi dei più grandi scalatori dell'epoca, da Preuss a Dibona, da Innerkofler a numerose cordate inglesi. Solleder, pur non avendola mai vista, sentiva un'attrazione irresistibile verso questa montagna, una sfida che prometteva di definire la sua carriera.
Nonostante il maltempo, Solleder si mise in marcia verso il Col di Lana, un luogo che portava ancora i segni delle feroci battaglie della Grande Guerra. Dopo aver superato le nubi, la vista che gli si presentò fu mozzafiato: il ghiacciaio della Marmolada e le rocce del Sella a ovest e nord, ma soprattutto l'imponente sagoma della Civetta che emergeva dalla nebbia, uno spettacolo mai visto prima nelle Alpi.
La Prima Sfida: Tentativi e Ritirate di Fronte all'Immane Parete
Il giorno seguente, Solleder, carico di attrezzatura, salì da Alleghe al rifugio Coldai. Lì incontrò due compagni bavaresi, Gustav Lettenbauer e Gaberl, con cui condivise conoscenze e progetti. Il mattino dopo, insieme, raggiunsero la base della parete nord-ovest della Civetta, proprio sotto la vetta e la placca di ghiaccio del Cristallo.
Già durante l'avvicinamento, un rombo assordante di pietre che cadevano confermò la reputazione pericolosa della Civetta. La salita si rivelò subito impegnativa, con tratti esposti e rocce bagnate. Lettenbauer si dimostrò un capocordata esperto, mentre Solleder affrontò una fessura strapiombante e friabile, destinata a diventare un punto iconico della via. Nonostante i pericoli e le sfide, inclusa una caduta di Gaberl che si ferì a un piede, e la necessità di affrontare passaggi esposti alle cadute di sassi, nessuno propose la ritirata. Tuttavia, un improvviso cambiamento del tempo con l'arrivo della pioggia li costrinse a una sfortunata discesa.
La Giornata Decisiva: La Conquista del Sesto Grado e l'Eterno Legato
Due giorni dopo, lasciando Gaberl ad Alleghe, Solleder e Lettenbauer tornarono all'attacco. Con la determinazione di chi non si arrende, ripercorsero i tratti già affrontati, superando la cascata, il traverso e il camino che li avevano messi alla prova nel primo tentativo. Oltre il punto del bivacco, proseguirono su lastroni inclinati per oltre duecento metri, un tratto meno difficile ma estremamente esposto alle continue cadute di sassi.
Affrontarono una difficile scelta sul percorso, optando infine per una fessura grigia protetta dalle frane. La via richiese un pendolo su uno strapiombo instabile e il superamento di uno spigolo precario. Dopo tre lunghi tiri di corda e un altro strapiombo, raggiunsero un pulpito triangolare. Un passaggio artificiale li condusse alla gola che incide la parte alta della parete, dove dovettero affrontare un'altra cascata gelida prima di trovare una meritata sosta al sole.
Con le loro scarpe da arrampicata ormai distrutte, Solleder dovette adattarsi a un paio di pedule troppo grandi di Lettenbauer. Superarono un'ultima nicchia, una fessurina e un piccolo strapiombo, mentre la Marmolada alle loro spalle sembrava sempre meno imponente. Stremi, continuarono al buio. All'improvviso, il volo di una cornacchia e un vento gelido annunciarono la vicinanza della vetta: la parete della Civetta era loro. Sotto un cielo stellato, i due alpinisti si strinsero la mano sulla cima, per poi preparare un bivacco. All'alba, con la luna piena che squarciava le nebbie, iniziarono la discesa verso la valle, e verso la fama.
Un anno e un mese dopo, nel settembre del 1926, Solleder completò un'altra impresa notevole con Franz Kummer sulla parete Est del Sass Maor, nelle Pale di San Martino. Tuttavia, fu la via sulla Civetta a consacrarlo alla storia. Questa via, lunga, pericolosa e di estrema difficoltà, fu riconosciuta come un'impresa senza precedenti sulle pareti dolomitiche. Per classificare la sua immensa difficoltà, fu necessario creare una nuova categoria nella scala alpinistica: il \"sesto grado\", due parole che avrebbero plasmato il futuro dell'alpinismo per i successivi cinquant'anni.
