Hans Kammerlander e le discese dall'Everest: una polemica tra generazioni di alpinisti

Nel maggio del 1996, l'Everest fu teatro di eventi straordinari, tra cui una tragica bufera che costò la vita a diversi alpinisti. Nello stesso periodo, però, si distinsero anche imprese di eccezionale valore, come quella di Hans Kammerlander, che realizzò la prima discesa in sci dalla vetta. Anni dopo, nuove spedizioni hanno attirato l'attenzione mediatica, generando un dibattito tra gli alpinisti più esperti, come Kammerlander, e le nuove generazioni, spesso supportate da grandi sponsor. Questa discussione verte sull'autenticità e sullo spirito dell'alpinismo moderno, messo a confronto con la purezza delle imprese del passato.

Il 23 maggio 1996, mentre il mondo dell'alpinismo era ancora scosso dalla tragedia della bufera che aveva colpito l'Everest nei giorni precedenti, l'alpinista altoatesino Hans Kammerlander raggiunse la vetta dal versante tibetano. La sua impresa non si concluse lì: Kammerlander, noto per le sue spedizioni con Reinhold Messner, portava con sé un paio di sci da 160 centimetri. Dopo aver comunicato con il campo base, fissò gli sci agli scarponi e diede il via alla sua storica discesa. Questa performance, realizzata in autosufficienza e senza l'uso di ossigeno supplementare, in meno di 24 ore per l'intera salita e discesa, rappresentò un'autentica pietra miliare nella storia dell'alpinismo himalayano. La sua esperienza e la conoscenza profonda della montagna furono i suoi 'jolly', permettendogli di affrontare le difficoltà del percorso e di adattare la sua linea di discesa alle condizioni della neve.

Negli anni successivi, altre discese dall'Everest sono state tentate. Nel 2000, lo sloveno Davo Karničar completò la prima discesa in sci dal versante nepalese, mentre nel 2002 il francese Marco Siffredi scomparve durante un tentativo sullo snowboard. Più recentemente, nel 2025 (secondo il testo originale, sebbene la data sembri anticipata rispetto alla pubblicazione reale), Andrzej Bargiel ha realizzato un'impressionante discesa senza corde fisse né ossigeno supplementare dal versante nepalese, tre anni dopo la sua storica discesa dal K2. Poco dopo, Jim Morrison ha effettuato una rapida discesa dall'Everest percorrendo il Canalone Hornbein e quello dei Giapponesi. Entrambe queste recenti imprese, supportate da sponsor come Red Bull e National Geographic, hanno ricevuto ampia copertura mediatica.

Questa crescente attenzione mediatica e il coinvolgimento di grandi sponsor hanno però suscitato la reazione di Hans Kammerlander. L'alpinista ha espresso il suo disappunto, in particolare sul quotidiano austriaco 'Der Standard', definendo le recenti imprese, come quella di Bargiel, uno “show” e criticando aspramente la Red Bull per aver pubblicizzato l'evento come la “prima discesa sugli sci” dall'Everest, ignorando la sua precedente impresa del 1996. Kammerlander ha sottolineato l'enorme sforzo logistico e le risorse impiegate nelle spedizioni attuali, che a suo dire “non hanno assolutamente nulla a che fare” con lo spirito dell'alpinismo himalayano di trent'anni fa. Ha ribadito il carattere solitario e autosufficiente della sua discesa, lamentando che l'eccessiva commercializzazione e la spettacolarizzazione stiano “rovinando l'alpinismo”.

Nonostante le critiche di Kammerlander, la discesa di Bargiel è stata notevole per la sua esecuzione in condizioni difficili, senza l'ausilio di corde fisse e con un supporto minimo. Tuttavia, ciò che ha maggiormente sorpreso Kammerlander è stata la narrazione da parte del National Geographic riguardo all'impresa di Jim Morrison, che ha accreditato Davo Karničar come il primo a scendere in sci dall'Everest, omettendo completamente il suo nome. Questa omissione ha evidenziato come, al di là delle prestazioni sportive, la visibilità e la sponsorizzazione possano influenzare profondamente la percezione e la memoria delle conquiste alpinistiche.