Dibattito sulla riforma venatoria in Senato: la piazza virtuale si mobilita contro il disegno di legge

Il disegno di legge Malan sulla caccia è arrivato in Senato, innescando un'accesa discussione e una mobilitazione generale sul web. La proposta, soprannominata "riforma sparatutto" dalle voci critiche, è accusata di indebolire la protezione della fauna selvatica, di estendere il periodo venatorio e di ridurre il ruolo consultivo dell'ISPRA. Nonostante la precedente revoca della caccia allo stambecco, l'opposizione politica e le associazioni ambientaliste, tra cui il Club Alpino Italiano e altre importanti sigle, si battono per il ritiro del testo, evidenziando i potenziali danni alla biodiversità e la presunta non conformità con i principi costituzionali. La questione ha coinvolto anche il Vaticano, che ha espresso preoccupazione per la salvaguardia del creato, sottolineando la rilevanza etica e sociale del tema.

Il Club Alpino Italiano in prima linea per la protezione ambientale

Il Club Alpino Italiano (CAI), tramite la sua Commissione Centrale per la tutela ambiente montano (CCTAM), ha espresso una forte preoccupazione riguardo alla riforma della caccia, evidenziando come essa si discosti dagli obiettivi di conservazione della biodiversità. Secondo il CAI, il provvedimento mira a sostituire il concetto di "protezione" con quello di "gestione", promuovendo un modello che privilegia l'attività venatoria per finalità economiche, in contrasto con le normative vigenti e le direttive europee. Questa visione, incentrata sull'aspetto economico, potrebbe compromettere il rispetto delle norme ambientali, aumentando il rischio di abusi e alterando il delicato equilibrio ecologico delle montagne.

Il CAI critica anche l'approccio scientifico del disegno di legge, che declasserebbe la caccia a un'attività intrinsecamente utile alla tutela ambientale, escludendo la necessità di valutazioni scientifiche rigorose da parte di enti come l'ISPRA. Ciò significherebbe affidare la definizione delle quote di prelievo e dei calendari venatori ad associazioni di cacciatori e agricoltori, privi delle competenze necessarie per analisi complesse e multidisciplinari. Il sodalizio alpino denuncia inoltre criticità tecniche, come l'estensione del calendario venatorio a periodi cruciali per la riproduzione dell'avifauna, norme troppo permissive sulla formazione dei cacciatori e la possibilità di sconfinamenti nelle aree protette, ritenendo che tali modifiche violino la legge 157/1992 e l'articolo 9 della Costituzione sulla tutela dell'ambiente per le future generazioni.

La mobilitazione ambientalista contro la riforma venatoria

Le principali associazioni di protezione ambientale e animale italiane, tra cui Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia, hanno unito le forze per contrastare il disegno di legge Malan sulla caccia, lanciando la campagna social #iomioppongo. Questa iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e sollecitare i leader politici a opporsi a quella che viene definita una delle più gravi minacce alla natura dei nostri tempi. Le associazioni denunciano la prospettiva di una diffusione incontrollata delle attività venatorie, con il rischio di cacciatori in ogni dove, comprese le aree protette, minacciando così la sicurezza e l'equilibrio ecologico.

In un tentativo di ampliare il fronte di opposizione, la Lipu ha inviato una lettera a Papa Leone XIV, esprimendo una profonda preoccupazione per il futuro della natura in Italia. La risposta della Segreteria di Stato Vaticana, pur mantenendo un tono diplomatico, ha riconosciuto la protezione del creato come una questione di grande rilevanza sociale e morale, apprezzando l'impegno dell'associazione. Il presidente della Lipu, Alessandro Polinori, ha interpretato queste parole come un incoraggiamento, specialmente in un anno significativo per la memoria di San Francesco, auspicando che la maggioranza parlamentare possa riconsiderare il disegno di legge e prevenire le conseguenze negative paventate da esperti e ambientalisti.