Bivacco Imprevisto: La Guida di Hervé Barmasse per Affrontare le Emergenze in Montagna

In un resoconto avvincente e ricco di insegnamenti, l'alpinista di fama mondiale Hervé Barmasse ripercorre la sua recente impresa sul Numbur Peak, una vetta di quasi settemila metri in Nepal, e offre preziosi consigli su come affrontare la temuta evenienza di un bivacco imprevisto in montagna. La sua esperienza, caratterizzata da una notte trascorsa a 6900 metri in condizioni estreme, diventa un monito e una guida per tutti coloro che si avventurano in alta quota o anche a quote più modeste. Barmasse enfatizza l'importanza di una preparazione mentale e fisica adeguata, la scelta accurata dell'equipaggiamento e la capacità di mantenere la calma di fronte all'imprevisto.

Nel corso del mese di ottobre, Hervé Barmasse, insieme ai compagni di spedizione Felix Berg e Adam Bielecki, ha compiuto un'impresa straordinaria: la prima ascensione in stile alpino della parete sud del Numbur Peak, una montagna che si erge a 6958 metri nella suggestiva valle di Rolwaling, in Nepal. L'ascesa è stata un successo di grande rilievo, ma è stata segnata da un evento imprevisto: un bivacco forzato a 6900 metri, a poca distanza dalla cima. Questa esperienza si è rivelata essere, secondo le parole di Barmasse stesso al suo ritorno, «il bivacco più arduo della mia carriera alpinistica». Le condizioni ambientali erano proibitive: temperature che toccavano i -26°C e venti che soffiavano a 60 km/h, rendendo ogni movimento e ogni decisione estremamente complicati. In quei momenti critici, l'unico obiettivo condiviso dai tre alpinisti era la sopravvivenza: resistere al freddo pungente, evitare il congelamento e superare la lunga notte. Con l'arrivo dell'alba, e dopo aver accertato di non aver subito danni seri, il team è riuscito a raggiungere la vetta.

L'episodio del bivacco inatteso sul Numbur Peak ha spinto Barmasse a riflettere profondamente sull'importanza di essere preparati a tali eventualità, non solo per gli alpinisti esperti, ma per chiunque si trovi ad affrontare la montagna. Interrogato sulle ragioni che li hanno portati a bivaccare così vicino alla vetta, Barmasse ha spiegato che si è trattato di una decisione dettata dalla prudenza e dalla valutazione complessiva delle condizioni del gruppo. Sebbene non fosse parte del piano iniziale, l'esito positivo è stato il frutto di un'attenta organizzazione con il materiale limitato a disposizione. Per uscire indenni da simili situazioni, l'alpinista sottolinea come l'attitudine sia fondamentale, persino più dell'esperienza, pur riconoscendone l'enorme valore. È cruciale non cedere al panico, mantenere la lucidità e restare vigili. Addormentarsi potrebbe infatti accelerare l'ipotermia o impedire di accorgersi che la neve sta seppellendo il rifugio improvvisato. Anche in una truna, è indispensabile monitorare costantemente che l'apertura non venga ostruita dalla neve. Mai sottovalutare la situazione, anche quando ci si sente al sicuro.

Barmasse prosegue affermando che non esiste una singola "regola salvavita", ma piuttosto una serie di fattori da valutare caso per caso. Una pratica generalmente consigliabile è quella di scendere, perdere quota, se le condizioni lo permettono. Tuttavia, non sempre questa opzione è praticabile, e una discesa in circostanze difficili può presentare ulteriori pericoli. Ciò che conta è un'analisi lucida della situazione, calibrata sulla conoscenza delle proprie effettive capacità. Superare i propri limiti, in questi frangenti, non è mai la scelta giusta. L'imprevisto, come ricorda Barmasse, è sempre una possibilità, anche per gli alpinisti più esperti: previsioni meteorologiche imprecise, un malessere che rallenta il passo, un infortunio che costringe a una sosta forzata, o un terreno più complesso del previsto. Pertanto, è fondamentale partire equipaggiati anche per queste contingenze.

Per quanto riguarda l'equipaggiamento essenziale, Barmasse consiglia di portare sempre con sé un telo tecnico di emergenza. Sebbene non possa sostituire una tenda, offre riparo dal freddo e dalla neve, pesa pochi grammi e il suo costo è un investimento minimo ma prezioso. Anche una lampada frontale è indispensabile, leggera e poco ingombrante, si rivela utile anche se si decide di non proseguire. In alta quota, il fornellino si dimostra un alleato prezioso, permettendo di sciogliere la neve per bere e produrre acqua calda da inserire in una borraccia, che può poi essere utilizzata come fonte di calore corporeo. Infine, per gli escursionisti meno esperti che si trovano a bivaccare a quote inferiori, valgono gli stessi principi: non farsi prendere dal panico. A quote più basse, è possibile trovare rifugi naturali come baite o grotte, purché la ricerca non comporti ulteriori rischi. Se si è riusciti ad allertare i soccorsi, è fondamentale non spostarsi dalla posizione comunicata. Barmasse conclude con un consiglio preventivo: provare a trascorrere una notte all'aperto in montagna. È un'esperienza formativa che permette di familiarizzare con il buio, i suoni della natura e il freddo dell'alba, conoscenze che si riveleranno inestimabili in caso di un bivacco inaspettato.